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venerdì 15 maggio 2020

"Felici di essere vivi"

"Quando si apriranno le 'gabbie', la prima cosa che farò è mettermi al sole. E abbraccerò gli amici. Ci metteremo a ridere o ci spunteranno le lacrime. Non so come sarà. Ma qualsiasi cosa sia sorrideremo. Felici di essere vivi".
Così dicevi nella tua ultima intervista, Ezio.

Chiediamolo, ai nostri bambini, che cosa li rende felici.
Oggi che stiamo chiedendo loro sacrifici grandi chiediamoglielo.
E lasciamo loro dire anche ciò che oggi non si può fare
perché già riportarlo alla memoria protegge dal non avere speranza.
Nelle tue parole, Ezio Bosso, c'è tutta quella che noi psicologi amiamo chiamare "resilienza", uno di quei paroloni che però non sanno restituire la forza della vita che invece parole come le tue hanno saputo regalare.
Parole piene di desiderio, ed è proprio il desiderio che ci salva. E' solamente quando anche in isolamento, anche in situazioni critiche riusciamo a desiderare, a coltivare la passione, che possiamo salvarci.
Perché la passione è anche sofferenza: già l'etimologia ce lo dice. Senza scomodare i dizionari, ce lo dice la tua fisicità che oggi si è arresa ma ce lo dice ancora di più la tua anima, quella musicale soprattutto, che quella no, non si è arresa mai e non muore oggi.
E quanto deve farci riflettere che quell'anima abbiamo potuto apprezzarla soprattutto (purtroppo) una volta che la tua fisicità ha iniziato a cambiare perché è allora che hai potuto arrivare a tanti di noi, anche grazie a Carlo Conti che ti ha invitato a quel Festival di Sanremo del 2016.
E quella ribalta la affrontavi con quell'umiltà che è tipica dei grandi e la meritavi più di tanti che la calcano con presunzione.
Mi dispiace di non essere riuscita a sentirti dal vivo (ci avevo provato ma troppo tardi: biglietti esauriti).
Un modo per onorarti però ce l'ho: me lo insegna la tua caparbietà. Tu che da alcuni tempi non potevi suonare il pianoforte e imploravi che non te lo chiedessero perché andava onorato come si deve. Lo penso anch'io, e anche per questo a volte mi dico che non ho più tempo, perché suonarlo così come viene fa sentire inadeguati alla grandezza del linguaggio musicale.
Sì, un po' è vero ma la resilienza che ci insegni tu è quella di chi non rimanda, di chi succhia il gusto della vita oggi, al di là delle condizioni che ci sono offerte, al di là dei limiti e della libertà.
Allora suonerò, oggi e sempre.
Grazie, Ezio Bosso, per quanto hai saputo e saprai dirci, con la tua anima musicale.

domenica 8 marzo 2020

Giornate strane...


Hanno chiuso le scuole, la testa rimbomba di parole
alcune parecchio nuove, le hanno prese non so dove!

Un virus che si chiama Corona ma non c’entra niente la Regina,
fa tanta paura anche ai grandi che ci riempiono di comandi.

Niente baci, niente abbracci, nemmeno la mano: che tempacci!
Lava le mani per 20 secondi, altrimenti il virus diffondi!

L’amore non è vietato ma con prudenza va coltivato:
un sorriso, una telefonata,  una lettera o una camminata.

Portiamo pazienza, facciamo i bravi, tornerà tutto come lo sognavi.
Non ci credi? Comincia presto, mettiamo il virus in arresto! 

lunedì 27 maggio 2019

Musicoterapia al nido

Ho da poco concluso un progetto di musicoterapia nel "Nido 44 gatti" di Fratta Terme di Bertinoro. E' stata un'esperienza breve ma intensa, piena di stimoli per me e (credo e spero!) per i bimbi che hanno partecipato.



Abbiamo esplorato i concetti e i contrasti di
- suono e silenzio 
- forte e piano 
- lento e veloce. 

Abbiamo scoperto:
- il "corpo che suona" 

- "la voce che canta", 

senza mai ambire all'estetica musicale, bensì sempre mirando all'espressività libera da giudizi e condizionamenti, così difficile da vivere oggi anche per i più piccoli.
Anche per questo il progetto non si è concluso con una rappresentazione, per evitare quella fatica dell'esibizione che a quest'età poco importa da un punto di vista pedagogico.
Abbiamo dato spazio ad alcune emozioni primarie, dalla gioia alla paura, alla tristezza, alla rabbia, alla sorpresa. Abbiamo sperimentato nacchere, tamburo, maracas, metallofono, bastone della pioggia...
Preziosa per la buona riuscita del progetto è stata l'autentica collaborazione con Noemi, la titolare, e tutte le educatrici.

Alle famiglie cosa rimane?
- Qualche mia parola di sintesi,
- qualche foto scattata dalle educatrici
- qualche nuovo strumento musicale
...ma spero che, più ancora di tutto questo, restino i sorrisi e i battiti di mani e piedi dei loro bimbi, sorrisi e battiti di un ritmo intimo e naturale, curioso e all'avventura, che porta in sé le emozioni di quest'esperienza breve ma intensa, da ricordare dentro il cuore.

martedì 29 maggio 2018

La meraviglia dei bambini

Questa foto mi commuove, mi diverte, mi fa riflettere.

"...Vuole prendere!" esclama forte il mio Nicola di tre anni e mezzo, parlando di sé in terza persona, al vedere le mongolfiere intorno a casa. Erano grandi ma lontane, quelle mongolfiere, eppure lui in cuor suo sperava di poterle prendere. Sta qui la meraviglia dei bambini, quella che purtroppo noi perdiamo presto, dimenticando di sorprenderci per ciò che ci circonda.



La sorpresa è considerata dallo psicologo americano Ekman una delle 6 emozioni principali (denominate principali perché identiche in tutte le culture), eppure raramente noi la citiamo tra le emozioni possibili, per quanto la pubblicità e il marketing dai quali siamo bombardati quotidianamente giochino molto sull'effetto sorpresa.

Per fortuna c'è ancora qualcuno che si sorprende anche tra noi adulti, e c'è stato anche in passato: fu la sorpresa di Galileo al cannocchiale che mandò in crisi la teoria tolemaide. Lo storico della scienza Kuhn sosteneva infatti che molte importanti scoperte nascono "dalla presa di coscienza di un'anomalìa". 
Nel nostro piccolo, se proprio non riusciamo ad inventare qualcosa di rilevante per l'umanità, possiamo se non altro recuperare la "serendipità" (ne è stato fatto anche un film di successo e diversi testi) ovvero, per il vocabolario Treccani, "la capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte (...) mentre si sta cercando altro".
Banalizzo: stamattina ho scelto di portare a termine una commissione a Cesena ma portavo con me un po' di amarezza perché questo mi impediva di realizzarne un'altra a Meldola. Beh, a Cesena ho parcheggiato davanti alla sede territoriale dello stesso servizio che avrei dovuto visitare a Meldola, così sono riuscita a incastrare anche quella commissione! L'attimo di sorpresa ha lasciato presto spazio ad un buon grado di soddisfazione. Perché la sorpresa è l'emozione più veloce, lascia quasi immediatamente il campo all'analisi e ad altre emozioni più durature, come la felicità.

A ben pensarci, ogni emozione nasce dalla sorpresa, perché l'emozione nasce quando ci accorgiamo che qualcosa è cambiato. Non facciamo caso ai rumori di casa che ci accompagnano ogni giorno ma ci accorgiamo subito quando il frigorifero si è rotto perché non fa più "il solito rumore". Quella che ci sorprende è quindi quasi sempre una differenza rispetto alla routine.
L'attenzione alle novità ha anche un'origine biologica perché ha permesso la sopravvivenza della specie, quando ogni sorpresa poteva rivelarsi un'opportunità (preda) o una minaccia (predatore). E questo retaggio biologico rimane nella nostra mimica facciale: quando ci sorprendiamo infatti spesso stiamo "a bocca aperta" (per respirare meglio e poter eventualmente fuggire ben ossigenati) e alziamo le sopracciglia e spalanchiamo gli occhi (per poterci vedere meglio).

La sorpresa si sperimenta fin da piccolissimi: già a 3 settimane è stato dimostrato che i bambini reagiscono alle novità perché, se li si abitua a vedere una determinata serie di figure geometriche ma a un certo punto se ne inserisce una nuova, il loro cuore batte più velocemente.

E per fortuna spesso ci ritroviamo a sorprenderci di quanto e cosa si sorprendano i bambini, sperimentando almeno empaticamente questa preziosa emozione...Alzi la mano chi non ha mai fotografato un momento del proprio bambino in cui era la sorpresa a farla da padrone??!!



lunedì 23 aprile 2018

Giornata mondiale del libro...Partecipa al Concorso del blog e vinci due libri, per genitori e bambini!

Il 23 aprile, giorno di San Giorgio, si celebra in più di 100 paesi la "Giornata mondiale del libro", nata nel 1926 in Catalogna dove San Giorgio è il Patrono. Per l'occasione, dal 2001 l'Unesco nomina ogni anno una Capitale mondiale del libro: nel 2006 fu Torino, quest'anno Atene.

Il mio blog vorrebbe onorare questa preziosa festa lanciando un Concorso:
tra tutti coloro che assegneranno (o hanno già assegnato!) "Mi piace" alla pagina Facebook "Il cerchio delle mamme" verranno sorteggiati due fortunati che potranno ritirare (a Rimini o a Fratta Terme di Bertinoro), un libro tutto da gustare insieme ai propri bambini.

Ho scelto per questo Concorso due libri che mi stanno particolarmente a cuore, perché rappresentano le mie due anime di musicista/ musicoterapeuta e psicologa:
- Libro-pianoforte per i piccini (Edizioni Usborne)
- E' ora del lettino! di Alberto Pellai e Barbara Tamborini (DeAgostini).



Il libro della Usborne offre ai bimbi piccoli, direi anche piccolissimi, la possibilità di sperimentare il suono del pianoforte, rappresentando i tasti e gli "spartiti" con pallini colorati che orientano le dita inesperte. E' possibile anche visionare i video delle musiche del libro su un link dedicato: peccato solo che nei video i tasti vengano suonati sempre e solo da un singolo dito; mi permetto di raccomandare (soprattutto ai bimbi più grandicelli) di provare a suonare (gradualmente) a mano aperta, sfruttando il più possibile tutte le dita, anche se apparirà inizialmente più difficile.
Le musiche sono godibilissime: dalle più classiche "Il mattino", "Ode alla gioia", "Au clair de la lune", passando per due filastrocche inglesi, arrivando a "Nella vecchia fattoria", "Twinkle, twinkle, little star", "Three blind mice" e, infine, alla famosissima "Fra' Martino". Un libro per avvicinare al suono di uno strumento affascinante e all'ascolto di musiche intramontabili.

Il libro del medico e psicoterapeuta Alberto Pellai e della psicopedagogista Barbara Tamborini, stimati professionisti oltre che esperti genitori di 4 figli, fa parte della collana "Piccole grandi sfide" dove a una storia illustrata per i bambini viene accostata una guida per i genitori, per accompagnarli lungo il percorso dell'autonomia, della crescita, dell'infanzia.
Nel libro "E' ora del lettino!" la storia illustrata vede un bimbo alle prese con la ricerca di una propria nuova tana per dormire: si accorge che le tane degli animali sono tutte occupate o poco adatte a sé e scopre un lettino "dolce, caldo e morbido, c'è anche una lucina, che puoi tenere accesa dalla sera alla mattina". Per i genitori alle prese con il passaggio dal lettone al lettino c'è poi una sezione ricca di consigli pratici e densi di significato psico-pedagogico. Non un fiume di parole bensì poche frasi chiare e dirette, ricche di quell'umanità che ho potuto recentemente sperimentare ascoltando dal vivo il dott. Pellai, che mai dispensa la teoria disgiunta dalla pratica e che è vicino con sincera empatia ai genitori, agli educatori, a chiunque - per vari motivi - si trovi ad intercettare i piccoli-grandi uomini e donne lungo il proprio cammino.

Se la descrizione di questi libri vi ha incuriosito, e avete voglia di seguire questo blog, mettete "Mi piace" alla pagina Facebook e confidate nella fortuna! Il sorteggio avverrà in un altro giorno di festa: il primo maggio!

giovedì 25 gennaio 2018

La prima pagella...non si scorda mai!


Per il mio Giorgio di 6 anni, a metà febbraio arriverà il momento della prima pagella
Questo momento arriverà anche per noi genitori, che un pizzico di emozione non possiamo negarla. 



Parto dalla convinzione che la pagella serve: segna un punto fermo e dà l’occasione per parlare in famiglia della scuola, non solo in termini di rendimento ma anche e soprattutto in termini di impegno.
Sono però anche preoccupata rispetto al rischio che sta dietro ai voti numerici, perché dietro ai voti si cela un mondo, che purtroppo però i voti riescono solo parzialmente a raccontare: qual è il metodo di studio e apprendimento del proprio figlio? Qual è l’impegno messo in campo? Quale modalità di socializzazione la fa da padrona? Quale maturità è stata raggiunta?


Il voto non proprio brillante delude a volte le aspettative degli adulti e, anche quando non lo dà a vedere, è motivo di frustrazione per il bambino. Può essere la spia di un qualche disagio che quindi va interpretato a fondo, al di là dei numeri. Un calo può essere anche fisiologico: per i bambini la scuola è un lavoro faticoso da un punto di vista fisico-mentale, specie considerando il “grande salto” tra la scuola dell’infanzia (più giocosa e motoria) e la scuola primaria (più seriosa e sedentaria). A volte si riesce a migliorare intervenendo sul metodo di studio oppure sulle modalità di relazione intrecciate a scuola e in famiglia, con i propri pari (compagni, fratelli) o con gli adulti (insegnanti, genitori e parenti). Fondamentale è mantenere sempre una buona alleanza tra scuola e famiglia e non screditare mai agli occhi dei figli gli insegnanti: questo va a distruggere quell’“alleanza educativa” che è alla base di ogni buon processo di crescita ed istruzione.


Anche il voto molto brillante va gestito nel migliore dei modi: merita gratificazione l’impegno ma può essere controproducente ripetere al figlio che è stato “bravissimo” o ricoprirlo di premi o regali. Un bel voto rappresenta un passo, non l’intero viaggio.


La differenza fondamentale tra il voto e il giudizio è che mentre il primo è facilmente oggetto di confronti il secondo, essendo più descrittivo, sfugge ai paragoni. Sta allora agli adulti di riferimento, insegnanti e famiglie insieme, supportare i bambini perché si evitino il più possibile – in classe e a casa - l’individuazione del “più bravo”, del “più scarso”, o comunque la pressione data da una competizione malata. Perché c’è anche un senso di competizione più sano al quale però ci si allena crescendo, affacciandosi alle scuole superiori e/o universitarie prima, e al mondo del lavoro poi.


Un poco di spazio per il giudizio a dire il vero c’è, nella scuola primaria: è lasciato soprattutto alla valutazione sul comportamento e, per chi lo segue, sull’insegnamento di religione, o a integrazioni del voto con lettere e descrittori. E, ancora di più, a tutto quello che gli insegnanti potranno aggiungere durante il momento della consegna della pagella, che è bene mantenere sempre, al di là della comoda possibilità di consultare la pagella tramite il registro elettronico.



Che il voto sia brillante o meno, va dimostrato ai figli quotidianamente che il nostro amore è “a prescindere” dai numeri e dai risultati, che quello che ci interessa è “il massimo impegno possibile” e la possibilità di confidare in famiglia le eventuali difficoltà.

sabato 4 gennaio 2014

Come raccontare la morte ai bambini...?

Lo so, siamo ancora in periodo di festa e si chiacchiera di ben altro, in giro.

Quest'anno però le mie feste sono state molto tristi e mi sono trovata
a dover "raccontare" la morte del nonno a mio figlio di 2 anni.

Cosa dire? Come dirlo? Quando dirlo?
Mille domande, mille dubbi. Da gestire insieme al dolore.

Ho detto la verità, il giorno stesso.
Ho cercato però di dirla con un linguaggio vicino a quello del mio bimbo
che ancora solo in parte verbalizza a modo nostro
pur comprendendo quasi tutti i nostri discorsi.

Gli ho raccontato che il nonno è salito su una stella.
Avrei potuto dire "in cielo" o "su una nuvola"
ma ho scelto la stella perché il mio bimbo adora le stelle:
con entusiasmo le indica nei libri e le segnala tra le luci del Natale.

Fin qui tutto facile, o quasi.
Difficile è stato dirgli che il nonno non tornerà più, non lo vedremo più.
Perché dire la verità significa anche raccontare l'assenza dell'adorato nonno.

Difficile è sentire mio figlio chiamare "nonno" più forte di prima
perché per farsi sentire fin Lassù, penserà lui, bisogna chiamare più forte.
Difficile è notare che si ricorda che quelle sono le sue pantofole,
quello è il suo bicchiere, e che gli manca il suo orologio che faceva "di-din".

Allora l'orologio del nonno gli è stato regalato da Babbo Natale
che è passato dalla stella e gliel'ha portato giù. Ogni tanto lo prendiamo
tra le mani e ascoltiamo il suono del cronometro più volte.
Questo "oggetto transizionale" è un buon compromesso tra la presenza e l'assenza, credo.

Non l'ho portato con me né alla camera ardente né al funerale, il mio bimbo.
Mi hanno consigliato che sarebbe stato troppo presto perché ancora a 2 anni
non sarebbe stato in grado di verbalizzare tutte le domande
e si sarebbe potuto spaventare molto vedendo tante persone piangere.

Il "perché" della morte del nonno, però,
ho cercato di spiegarglielo anche se non me l'ha chiesto.
Gli ho raccontato che il nonno se n'è andato per una "bua grande",
di quelle che, in ospedale, cercano di curare ma non riescono ad aggiustare.

Comunque da Lassù ci vedrà sempre, anche se noi non lo vedremo più.
E quello che racconto al mio bimbo lo vorrei tanto credere anch'io, per Fede e per consolazione.

E parlarne con lui aiuta anche me.
E tendo a nascondermi se mi viene da piangere ma so che non serve
perché il mio bimbo sente che sono triste anche quando sorrido.
Non è tanto il vedermi piangere che gli può creare disagio,
piuttosto è sbagliato confondere le emozioni ai suoi occhi. 

Nonostante tutto mi sembra molto allegro e sereno, il mio bimbo,
per quanto viva l'età dei capricci (i "terribili due"!)
e sul fasciatoio di capricci ne faccia a volontà,
mettendo a durissima prova la mia pazienza.

Una mattina gliel'ho confessato:
"Sai, la mamma è triste..."
e lui mi è venuto vicino e mi ha fatto qualche carezza sul viso.

Al diavolo i capricci, allora.
Io mi aggrappo alle sue carezze e guardo curiosa le stelle come solo il mio bimbo sa fare.






sabato 30 novembre 2013

Concorsi di bellezza per bambini..."Voglio fare la superstar!" (avete visto il video delle Iene???)

In tanti, come me, avrete visto il video della trasmissione "Le iene" del 20 novembre sulle baby-miss americane, pilotate in ogni modo dalle loro mamme per agguantarsi coppa e, soprattutto, premio in denaro.

Premetto che non ho nulla contro i concorsi, anzi fino a qualche tempo fa ero una di quelle che sognava di andare a "Sanremo" (e forse lo sogna ancora) e anche una di quelle che seguiva "Miss Italia" dall'inizio alla fine: le trasmissioni nazional-popolari non mi dispiacciono affatto, anzi, a mio parere danno uno spaccato della società, per quanto discutibile.

Non mi oppongo a priori nemmeno ai concorsi per bambini ma...intendo solo un certo tipo di concorsi. Mi spiego meglio: probabilmente non mi dispiacerebbe se mio figlio partecipasse allo "Zecchino d'oro", anche se dovrei stare attenta a non instillare in lui il mio desiderio irrealizzato di "fare la cantante".
Trovo che quella dello Zecchino d'oro sia ancora una trasmissione dove i bambini fanno la parte dei bambini senza essere strumentalizzati, per quanto alcuni di loro si atteggino un po' troppo a cantanti, ultimamente.

Trovo già meno "a misura di bambino" i concorsi canori dedicati a chi è più grandicello ("Ti lascio una canzone", "Io canto"...).

Sui concorsi di bellezza che mostra il video delle "Iene", però, c'è ben altro da aggiungere.
Ci sono madri agguerrite che propongono bibite gassate, zucchero a volontà, ore e ore di attesa, alle loro bimbe pesantemente travestite da star e solo apparentemente divertite.
C'è la miseria e l'ignoranza degli adulti che ruba ai bambini l'ingenuità e il gusto sano del divertimento.

C'è una stortura che la società non può fare finta di non vedere.
Come non si può vendere alcolici a chi ha meno di 14 anni
(accadrà davvero così?)
non si dovrebbe nemmeno permettere a bimbi troppo piccoli di partecipare a concorsi di bellezza.

Che cosa viene giudicato bello, poi?
L'atteggiamento sexy di una bimba truccata da donna?

La bellezza è un concetto troppo elevato per essere ridotto a una manciata di frappe.
Diceva Platone: "Il bello è lo splendore del vero".
Sono tutti belli, allora, i bambini...Quando si permette loro di essere bambini, però.

sabato 22 giugno 2013

E se fa i capricci...??!!

Quando il bimbo fa i capricci...Mette a dura prova la nostra pazienza.
Prima di tutto però dobbiamo davvero capire se sta facendo i capricci
o, se invece, sta cercando di comunicarci bisogni importanti.

Il beneficio del dubbio lo merita anche il bimbo più birichino del pianeta,
anche se è facile per la mamma stanca correre subito a facili conclusioni.

Non è un capriccio se il bimbo scalpita o piange per:
- fame
- sete
- sonno
- paura

Tutte le altre situazioni, invece, possono essere inquadrate come capricci.

E' una semplificazione ma se riusciamo ad escludere che ci sia in ballo
uno dei bisogni più sopra elencati, allora non ci resta che ideare
la strategia migliore per evitare che il capriccio duri più del dovuto!

A mio parere tre sono i segreti fondamentali (anche se a volte non bastano!)

1) E' importantissimo che il nostro "NO" sia chiaro:
se diciamo "NO" con il sorriso o ridendo allora per il bimbo sarà come che diciamo "SI'"

Non dimentichiamo mai che, tra comunicazione verbale e comunicazione non verbale,
ha la meglio sempre la comunicazione non verbale, quindi se a parole neghiamo una cosa
ma con i nostri gesti, la nostra mimica, la nostra voce la permettiamo, stiamo pur certi
che il nostro bimbo interpreterà il nostro input come un "fai pure, in fondo è divertente".

Questo non vuol dire che dobbiamo urlare "no" (anche se a volte non se ne può proprio fare a meno!)
Semplicemente dobbiamo dire "no" con una voce più ferma del solito,
e una faccia coerente con il nostro comando.

2) Spiegare perché non si può fare qualcosa non serve
quasi a nulla, specie se il bimbo è ancora piccolo.

Un bimbo, specie se piccolo, quando è arrabbiato non è interessato alle nostre spiegazioni.
Gli interessa soltanto potere o non poter fare una cosa.
Anzi, se ci mettiamo ad argomentare il nostro rifiuto rischiamo di fare confusione,
e rendere meno chiaro il nostro "no". Finché non è più grandicello, quindi,
limitiamoci a dare comandi semplici, coerenti, ripetitivi.

Con un bimbo piccolo, potremo eventualmente spiegare il perché e per come
quando si è calmato, magari con l'aiuto di un bel librino sulla rabbia.

3) E' importante che tutti i protagonisti del contesto diano indicazioni simili, se non uguali.

E' vero che i nonni, giustamente, concedono qualcosa in più
e che i genitori, giustamente, concedono qualcosa in meno
ma è altrettanto vero che, sulle cose fondamentali, bisogna dare gli stessi comandi.

Accordiamoci quindi con i nonni e con tutte le altre figure
che trascorrono molto tempo con il bimbo
su quelli che sono i divieti fondamentali:
la contraddizione è da evitare il più possibile, per ciò che conta. 

Per il resto, il bimbo imparerà prestissimo che cosa il nonno gli concede e la mamma no,
e questo è soltanto il "gioco delle parti", salutare ed educativo.

Per concludere non è affatto facile, il capriccio è qualcosa che infastidisce
e può far arrabbiare anche la mamma più tranquilla, ciò che conta è cercare
di accompagnare il bimbo nella sua crescita con fermezza,
e sentire che il "no" è tanto educativo quanto il "sì".

Solo così il bimbo saprà affrontare le sconfitte
e le delusioni, in futuro, con una buona corazza personale.

venerdì 26 aprile 2013

Una ninna-nanna multietnica!

Aprile dolce dormire...
Oggi vi racconto la ninna-nanna multietnica che ho inventato per il mio Giorgio...

La ripropongo sia per il pisolino della mattina sia per la nanna del pomeriggio e della notte. La prima parte la canto piano, poi un po' più forte, poi sempre più piano fino a sussurrare...E pare che funzioni! (anche se a volte non basta!)

Eccola qua:
Ninna nanna dai mille colori,
mille colori hanno i bambini,
i bambini di ogni Paese,
ogni Paese uguale e diverso,
perché nel mondo ci sono i neri,
i bianchi e i gialli, i chiari e gli scuri,
perché nel mondo ci sono i colori
un po' nella pelle un po' anche nei cuori,
e ha un colore ogni emozione
e puoi scoprirla se fai attenzione,
se non ti chiudi dentro di te
ma guardi intorno il mondo che c'è...
Perché nel mondo ci sono i colori,
è la ninna-nanna dai mille colori,
dormi tu dormi tra mille colori...



Buona nanna a tutti, grandi e piccini!

sabato 30 marzo 2013

Far festa coi bimbi...senza troppi regali!

Vivere la festa in compagnia dei bambini
è una delle emozioni più grandi che si possano sperimentare...

Forse ogni giorno è un po' una festa, per mamma e papà,
ma quando arrivano Pasqua e Natale attraverso i loro occhi è tutto più magico,
non solo per i genitori, ma anche per tutti i cari del contesto familiare.

Come riuscire però a non farsi troppo "prendere la mano",
come riuscire a vivere la festa senza troppi regali e regalini?!

Non è facile.
Per i bimbi è una tale gioia scartare un pacchetto
che per la mamma e il babbo è una gioia quasi maggiore prepararlo.

Nel pacchetto, però, ci si può mettere di tutto.
Soprattutto quando il bimbo è ancora piccolo.

Se nel pacchetto il bimbo troverà un cucchiaio di legno e una pentolina d'acciaio
può essere che sarà più felice che se avesse trovato un gioco all'ultimo grido!

E se il bimbo è più grande?
Ben venga la lista dei desideri, ma solo uno potrà essere esaudito. 
Ben venga l'uovo di Pasqua, ma che sia uno soltanto, "l'uovo di famiglia",
da aprire proprio in famiglia, tutti insieme, perché tutti insieme lo si è regalato.

Che fine fanno tante uova per un unico bimbo?
Il più delle volte finiscono nei "dolci da riciclo",
altre volte il bimbo se le mangia, ma non ne trae grande beneficio!

Più che l'uovo piace la sorpresa, allora magari inventiamoci un gioco,
prima che arrivi la Pasqua, dicendo che l'uovo arriverà, sarà uno e grande,
ma - nell'attesa - si avrà una piccola sorpresa ogni giorno, se ci si impegnerà per qualcosa.

Al bambino piace di più ricevere qualcosa di conquistato, che qualcosa di scontato.
E le piccole sorprese richiedono creatività da parte di mamma e papà,
mentre le uova al supermercato richiedono soltanto di aprire il portafoglio.

Insomma, un po' di fantasia aiuta sempre, nella vita.
Anche durante le feste. Anche per i bimbi più esigenti.

Perché il regalo sia soprattutto un regalo d'amore.